DR. STREBEN
Robot opera da camera per soprano, tenore, baritono, robot ed ensemble

Project Info

Project Description

DR. STREBEN

29 settembre 2018

21.00 – 22.00

Auditorium “Enrico Caruso” – Gran Teatro Giacomo Puccini, Torre del Lago (LU)

 

 

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Credits Photo: Sidebloom / Rudy Pessina

 

Comitato Scientifico Organizzativo: Franco Moretti, Marialina Marcucci, Giorgio Del Ghingaro, Arti Ahluwalia, Marcello Lippi, Diego Sánchez Haase, Gergely Kesselyak, Pericle Salvini, Monica Murero, Franco Mosca.

Concept e Sinossi

Teoria degli Affetti o Teoria degli Effetti?

Nell’età di transizione fra Rinascimento e Barocco nacque la “Teoria degli affetti”, un nuovo modo di concepire il rapporto tra musica e poesia: la musica venne vista come strumento d’intensificazione di passioni, sentimenti e degli effetti prodotti sull’animo umano.
Può la musica animare un robot? Può dargli un’anima?
Titolo dell’opera
Il verbo tedesco “streben” significa “cercare/aspirare a qualcosa” nell’ansia di non riuscire mai ad ottenere un risultato soddisfacente.
Il Dr. Richard Streben (il personaggio principale dell’opera) aspira all’amore “altro” tra lui e il suo robot, ed è pronto a tutto per raggiungere il suo scopo.

L’opera

Dr. Streben si ispira ai grandi esempi del passato: il mito di Pigmalione, raccontato nel X libro de “Le Metamorfosi” di Ovidio; il “De rerum natura” del noto medico e alchimista Philippus Theophrastus Von Hohenheim, detto Paracelso; il “Faust” di Johann Wolfgang von Goethe; la “Terza notte di Valpurga” di Karl Kraus, con la sua tagliente ironia; raccoglie l’eredità di uno dei maggiori librettisti italiani, Arrigo Boito, con particolare riferimento al componimento “Dualismo”, dalla raccolta “Il libro dei versi”.

Concept

Pigmalione, (dal greco “Pygmalion”) significa “nano”. Il Pigmalione di Ovidio è uno scultore che modella una statua femminile nuda e d’avorio, di cui si innamora perdutamente, considerandola il proprio ideale femminile (Galatea). In occasione delle feste in onore di Afrodite, recatosi al tempio della dea, la prega di concedergli in sposa la scultura, rendendola una creatura umana: la dea acconsente. Pigmalione vede così la statua lentamente animarsi, respirare e aprire gli occhi.
L’“homunculus” (dal latino, “piccolo uomo”) è una leggendaria forma di vita creata attraverso l’alchimia. La prima testimonianza nella letteratura alchemica risale al 1537, anno di pubblicazione del “De rerum natura” dell’alchimista Paracelso.
Sia il Pigmalione che l’homunculus hanno in comune il fatto che la persona in questione è un piccolo uomo, un nano. Se ne deduce che anche Pigmalione potrebbe essere stato un homunculus, un nano.
Il Dr. Richard Streben è un’evoluzione diretta, un discendente di un homunculus (di Pigmalione): più precisamente dell’homunculus che l’allievo di Faust, Wagner, produce nel suo laboratorio, e col quale poi si mette in viaggio verso la Notte classica di Valpurga.
A differenza del suo antenato, il Dr. Richard Streben non crede a divinità o a formule magiche. Crede, però, nell’alchimia della robotica. La robotica, se innestata nel corpo umano, può avere un’anima e, come l’homunculus del Faust, provare ad assurgere a nuova vita, nell’unità del Tutto. Ma è questa un’opera diabolica? Il Dr. Richard Streben direbbe, parafrasando Karl Kraus: “Su Mefistofele non mi viene in mente niente”.
L’opera è il “Test di Turing” di Richard Streben, che si evolve tra il robot, il pubblico e il Dr. Streben. Questo avviene coinvolgendo in prima persona il pubblico attraverso la tecnologia.

Sinossi

Il Dr. Streben, con l’aiuto del suo assistente, lavora costantemente nel suo laboratorio al suo robot, Umy, con l’intento di trasformarlo in una ginoide (un androide donna). Lentamente il mito di Pigmalione diventa realtà e il Dr. Streben si ammala di agalmatofilia, innamorandosi del “suo” robot. A differenza di Pigmalione, il Dr. Streben, nonostante proietti l’immagine mentale di Galatea su Umy sa, da uomo di scienza, che non può trasformarla in essere umano. Decide quindi che sarà lui a trasformarsi in un cyborg, innestandosi un esoscheletro per collegarsi al computer. Solo così vedrà Umy.
Un drone, che fin dall’inizio era fermo sul palco, si attiva e inquadra, nel finale, le due mani, quella umana e quella robotica: queste si stanno unendo, proprio come nel Giudizio Universale di Michelangelo.

Personaggi:

  • Galatea, Soprano
  • Filippo, assistente, Baritono
  • Dr. Richard Streben, Tenore
  • Umy, Robot

 

 

Concept e musica: Girolamo Deraco

Libretto: Vincenzo Reale

 

Dr. Streben (Tenore): Marco Mustaro

Karl (Baritono): Lorenzo Martinuzzi

Galatea (Soprano): Maria Elena Romanazzi

Umy (Robot): Face (Lorenzo Cominelli, Roberto Garofalo)

Drone: Paolo Mirabelli

 

Etymos Ensemble

Violino/Violino Elettrico: Francesco Carmignani

Clarinetto/Clarinetto Basso: Emanuele Gaggini

Trombone/Flauto a coulisse: David Whitwell

Contrabbasso: Fabio Fabellini

Percussioni: Diego Desole

Sound Designer: Alberto Gatti, Lorenzo Ballerini, Eduardo Caballero

 

Direttore: Diego Sánchez Haase

Maestro al pianoforte: Massimo Salotti

Video scenografie: Lorenzo Vignando

Regia: Cataldo Russo

 

In collaborazione con

Fondazione Festival Pucciano, Torre del Lago Puccini

Centro di Ricerca “E. Piaggio”, Università di Pisa

Cluster – Associazione di compositori, Lucca

 

Con il supporto di

Fondazione Banca del Monte di Lucca, Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana (BVLG), Teatro del Giglio, Club Unesco Lucca, Ambasciata Messicana, Città di Viareggio, Kedrion, Fondazione Italia – Giappone, Antica Norcineria, Congreso de la Naciòn – Centro Cultural de la Republica CABILDO – Lucca Promos